Mostra “Chambord 1519-2019, utopia al lavoro”.

"La mostra più importante della storia di Chambord"
150 opere provenienti da 33 collezioni internazionali
3 fogli originali del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci
18 progetti "Unfinished Chambord" dalle università dei 5 continenti
2 discovery cabinets per un pubblico giovane

Codex Atlanticus : Studi di fisica del contrappeso e del movimento perpetuo – Leonardo da Vinci – Veneranda Biblioteca Ambrosiana – Pinacoteca (Milano) – Mostra in una sala interamente dedicata ai manoscritti di Leonardo da Vinci.

Questa prima sezione rivela il contesto intellettuale, religioso e storico in cui Chambord è stata concepita: la straordinaria fioritura artistica a cui l’Italia ha assistito nel Quattrocento, l’emergere dell’architettura come “arte del disegno”, cioè il potere di rappresentare e inventare forme ideali, secondo le “proporzioni divine” inscritte nella natura. L’artista, studioso e creatore, poi compete con Dio. La “città ideale”,
a lungo identificato con la Gerusalemme celeste, il cui architetto era Dio, diventa la possibile opera del genio inventivo umano.

E’ un’epoca di utopie, che si manifesta nei grandi trattati di architettura: Alberti inaugura questa nuova tradizione a metà del secolo; seguono “Filarète” e Francesco di Giorgio, poi Serlio, Palladio e molti altri. Il trattato di architettura, disegno e modellazione sono tutti modi in cui l’architettura è concepita e rappresentata prima che si materializzi: è una “cosa mentale”. L’architetto che, a differenza del pittore, non deve copiare la realtà, è un inventore di forme.

Nell’ambito delle celebrazioni del suo 500° anniversario, il Domaine national de Chambord offre al pubblico una mostra eccezionale, la più importante della sua storia, su un nuovo tema: Chambord nel passato e nel futuro.

Nel settembre 1519, sotto l’impulso di Francesco I, iniziarono i lavori di quella che sarebbe diventata, sotto l’impulso di Francesco I, la costruzione più sorprendente del Rinascimento francese: il Château de Chambord. Il 2019 fu l’occasione per la tenuta di riflettere su questa architettura unica, proponendo una doppia esposizione, sia retrospettiva che prospettica, che collegava ieri e domani sotto l’egida dell’utopia e delle architetture ideali.

La mostra, realizzata con l’eccezionale sostegno della Bibliothèque nationale de France, è curata dall’architetto Dominique Perrault e dal filosofo Roland Schaer.

 

La dimensione storica: la genesi di Chambord

Sotto la direzione di Roland Schaer, filosofo

Francesco I, re di Francia,
Tiziano Vecellio, detto Tiziano Vecellio, conosciuto come Tiziano
Intorno al 1539
Parigi, Museo del Louvre, Dipartimento
di dipinti

Il Rinascimento in Francia fu un periodo di effervescenza sia politicamente – con il regno di Francesco I – che intellettualmente – con l’emergere di nuove preoccupazioni artistiche e filosofiche. La mostra si propone di mettere in discussione la costruzione del monumento alla luce di questo contesto unico. Le preoccupazioni e le speranze del Rinascimento, la personalità emblematica di Francesco I e la piazza di Leonardo da Vinci, morto ad Amboise pochi mesi prima dell’inizio della costruzione di Chambord, saranno messe in prospettiva da quasi 150 opere notevoli provenienti dalle collezioni di 33 prestigiose istituzioni, tra cui la Biblioteca Nazionale di Francia, il Museo del Louvre, la Galleria degli Uffizi, il British Museum, la Biblioteca Nazionale Centrale de Florence, il Museo dell’Esercito e la Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano.

La presentazione di manoscritti miniati dal IX al XVI secolo, libri rari, disegni, dipinti, modelli e oggetti d’arte, tra cui tre pagine originali del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, l’Armatura con leoni di Francesco I e cinque disegni originali del famoso architetto Jacques Androuet du Cerceau, permetterà al pubblico di entrare veramente nell’architettura del monumento e coglierne la radicale novità.

 

 

La parte storica della mostra si propone di fornire al visitatore una conoscenza approfondita degli elementi costitutivi del monumento, attingendo alle ricerche più recenti, immergendolo nel contesto intellettuale, estetico e politico del Rinascimento francese. Basata su 150 opere, molte delle quali eccezionali, ma anche su dispositivi digitali, elementi scenografici spettacolari (modelli, ricostruzioni, video, docce sonore) e una serie di testi (citazioni, cartelli sviluppati, cronologie, fregi e diagrammi), la mostra combina precisione scientifica, eleganza della presentazione e attrattiva del parlato, lontano dall’aridità di alcune presentazioni di architettura dei beni culturali.

Per motivi di chiarezza e pedagogia, è diviso in quattro sezioni che il visitatore è invitato ad esplorare successivamente per coglierne semplicemente lo scopo, lungo il percorso……..

Città ideali, architetture ideali

Questa prima sezione rivela il contesto intellettuale, religioso e storico in cui Chambord è stata concepita: la straordinaria fioritura artistica a cui l’Italia ha assistito nel Quattrocento, l’emergere dell’architettura come “arte del disegno”, cioè il potere di rappresentare e inventare forme ideali, secondo le “proporzioni divine” inscritte nella natura. L’artista, studioso e creatore, poi compete con Dio. La “città ideale”,
a lungo identificato con la Gerusalemme celeste, il cui architetto era Dio, diventa la possibile opera del genio inventivo umano.

E’ un’epoca di utopie, che si manifesta nei grandi trattati di architettura: Alberti inaugura questa nuova tradizione a metà del secolo; seguono “Filarète” e Francesco di Giorgio, poi Serlio, Palladio e molti altri. Il trattato di architettura, disegno e modellazione sono tutti modi in cui l’architettura è concepita e rappresentata prima che si materializzi: è una “cosa mentale”. L’architetto che, a differenza del pittore, non deve copiare la realtà, è un inventore di forme.

 

Torace decorato con la prospettiva di una città ideale Intarsio Galleria degli Uffizi, Firenze (Italia)

Apocalisse figurata (nota come Apocalisse di Valenciennes): L’angelo mostra San Giovanni il Messianico Gerusalemme Otoltus (cop.) 9° secolo Manoscritto illuminato su pergamena Mediateca di Valenciennes.

Tutti i grandi architetti del primo Rinascimento italiano, i cui trattati saranno presentati in mostra, sono stati artisti di corte, vicini a uomini di potere, principi, prelati e monarchi. Naturalmente, la loro ricerca di riconoscimento e protezione ha molto a che fare con esso. Ma più fondamentalmente, questa collusione dello “scienziato e del politico” è dovuta al fatto che, ai loro occhi, la costruzione dell’ambiente costruito è inseparabile dalla produzione di armonia sociale: fare città è sia creare un habitat materiale che unire un collettivo umano. L’architettura e l’urbanistica fanno parte del “buon governo”. Di conseguenza, se l’architetto è al servizio del Principe, è anche perché il Principe vuole essere architetto: non solo iniziato a quest’arte, ma maestro nell’arte di creare la società, di unire un popolo intorno al suo potere. Anche di questo Chambord è un esempio luminoso: di una conversazione tra il Principe e l’artista (Leonard e François in particolare…..) che costruisce un castello come si costruisce un regno.

Anche se Leonard è stato consultato in diverse occasioni su progetti architettonici o urbanistici specifici, nessun progetto porta la sua firma. Eppure, l’architettura è molto presente nei suoi quaderni pieni di esercizi che sono altrettante varianti di “architettura possibile”. Si tratta di disegni che sono più una questione di ricerca che di project management. Ricerca tecnico-scientifica, come quando fu consultato su come consolidare il transetto del Duomo di Milano in modo da poter installare una cupola e una freccia nella sua sommità. Ricerca formale, come in questa ricca serie di disegni in cui declina le molteplici varianti possibili delle chiese a “pianta centrata”. Ricerca funzionale, quando studia questi “organi di traffico” di città ed edifici come strade, canali e scale, dove si effettua la gestione dei flussi. È questa propensione alla ricerca di soluzioni sempre nuove che fa di Leonard un architetto, realista e visionario, pragmatico e precursore.

Immagine qui sotto:
Foto (C) Archivi Alinari, Firenze, Dist. RMN-Grand Palais / Fratelli Alinari PDP – Archivio Alinari, Firenze

Francesco I, costruendo un regno

Negroli Giovanni Paolo (1513-1569) (attribuito a). Parigi, Museo dell’Armata. G 50.

Avendo dispiegato il contesto storico, la mostra rivolge poi la sua attenzione a colui che, in un certo senso, promuove questo contesto favorevole: il re Francesco I, sacro nel 1515. Con essa iniziò una nuova era, che molti annunciarono poi come una nuova Età dell’Oro.

La vittoria di Marignan nel settembre 1515 lo rende un “secondo Cesare”. Alimentato dall’immaginario cavalleresco che costituisce il suo referente intellettuale e ideologico, il giovane re si considera destinato a restaurare l’impero di Costantino o di Carlo Magno e a rilanciare le crociate per la riconquista dei Luoghi Santi. L’ambizione di Francesco I è soprattutto quella di occupare il posto di leader temporale – e militare – del mondo cristiano: il posto che Costantino si era dato quando si era convertito nel 313, il posto che Carlo Magno aveva occupato all’inizio del IX secolo, quello occupato dagli imperatori bizantini. La sua elezione ad imperatore del “Sacro Romano Impero” avrebbe potuto conferirgli ufficialmente questa missione. Gli elettori decisero diversamente: fu Carlo V il responsabile della ricostruzione dell’Impero.

Il sogno fu infranto con questa elezione (giugno 1519), poi con la sconfitta di Pavia (febbraio 1525). Ma fu durante questi anni fiammeggianti che Chambord fu concepita.

Francesco I non ha mai smesso di apparire come un re che proteggeva le arti e le lettere, ma anche come re costruttore, come i re di Francia Filippo Augusto e Carlo V o più recentemente, in Italia, i Montefeltre, gli Sforza e molti altri che erano stati “principi-architetti”. Con i principi e i prelati italiani condivide l’idea che la “magnificenza” si misura dalla qualità delle sue aziende di architettura. E infatti, fin dai tempi del suo regno, è nei progetti reali che si concentra l’innovazione architettonica in Francia. Ha lasciato il segno negli undici progetti di sviluppo o di costruzione che ha lanciato, prima nella Valle della Loira (Blois, Amboise, Chambord), poi nell’Île-de-France (Madrid, Fontainebleau, Saint-Germain-en-Laye, Villers-Cotterêts, ecc.). Maestro del lavoro, ma probabilmente di più: Francesco prese la matita e disegnò appropriandomi dell'”arte del disegno”, voleva essere un progettista di edifici, capace di interpretare da solo il ruolo di colui che in Italia si chiama già “l’architetto”.

 

Costruire Chambord

Questa terza sezione della mostra presenta elementi relativi al sito stesso. Se la documentazione sulla costruzione di Chambord è molto incompleta, lo storico del XVII secolo André Félibien ha comunque potuto consultare e riassumere questi archivi nelle sue Memorie per servire come base per la storia delle case reali e dei Bastimen di Francia.

Da allora sono stati rinvenuti pochi altri documenti e, recentemente, gli scavi archeologici hanno fornito preziose informazioni.

Quando il re morì nel 1547, Chambord non era completata e il sito era meno attivo. Ma tra il 1519 e quella data, con una pausa di più di due anni dall’estate del 1524 all’estate del 1526, Chambord fu un enorme cantiere. La mostra presenterà diversi elementi archeologici rinvenuti negli scavi, elementi lapidei conservati dal XIX secolo, nonché una spettacolare ricostruzione delle fondamenta del castello, una struttura alta 5,50m per 1m di larghezza che mostra i diversi “strati”. Il visitatore entrerà così nella costruzione del monumento sullo stesso livello.

Opere d’arte, falegnameria antica, frammenti di architettura o disegni arriveranno poi a spiegare l’emblematico di Francesco I così presente nel decoro di Chambord, seminato con insegne monarchiche, corone e gigli, ma anche emblemi specifici di questo re: la salamandra, il monogramma in “F”, il cordelier in 8. La sezione si conclude con una serie di riferimenti a Chambord che dimostrano che, molto rapidamente, il castello è stato preso come modello ideale di palazzo.

Chambord, allegoria del regno

E Leonard?

Ma il mistero di Chambord va ben oltre la misteriosa figura che si trova solo su questo unico castello di re Francesco: perché avete costruito uno splendore eccessivo in mezzo al nulla, in quello che era un inospitale “deserto” circondato da paludi?

Sappiamo che il re voleva una residenza di caccia, dove la “piccola banda” poteva trascorrere brevi soggiorni, ed è vero che il luogo era il gioco d’azzardo. Ma allo stesso tempo voleva che Chambord fosse una meraviglia data all’ammirazione del mondo. Di conseguenza, le ragioni di Chambord non sono da ricercarsi nelle funzioni a cui avrebbe potuto rispondere, ma nei significati che l’architettura esprime in essa. In questi tempi in cui regna il pensiero analogico, Chambord è un mucchio di allegorie in cui politica e religione si mescolano. Questo castello è soprattutto un esercizio di retorica monarchica: il sogno di un re.

Certo, non è stato “l’architetto di Chambord”, in primo luogo perché questo castello è un’opera collettiva, in cui il re Francesco I ha avuto un ruolo centrale in tutta la sua costruzione, e in secondo luogo perché, a differenza di Romorantin, non conosciamo nessun disegno di Leonardo che sia direttamente legato a Chambord. D’altra parte, le conversazioni che il re probabilmente ha avuto con il vecchio artista hanno avuto un profondo impatto sul progetto architettonico di Chambord, lasciando innegabili “firme”. Questo è stato detto del “piano centrato” e delle scale. Ma c’è di più.

Alla fine della sua vita, dato il suo stato di salute, Leonard si occupava essenzialmente di questioni speculative: lo “scienziato-filosofo” aveva preso il posto dell’artista-ingegnere. Egli vedeva il mondo come un gioco di forze in cui la dinamica dei fluidi (acqua, aria, sangue) generava forme; aveva meditato sul problema della “quadratura del cerchio” e aveva previsto una geometria dinamica, in cui le forme si trasformano l’una nell’altra. Il suo oggetto preferito, al centro di questa meditazione, era la spirale vorticosa: la forma che nasce dal movimento. L’esperto di macchine era diventato un teorico delle grandi macchine del mondo. Per capire come questi temi fossero inscritti nel cuore dell’architettura di Chambord, dobbiamo ora passare a quello che era, nel 1519, il progetto iniziale. È necessario far rivivere l’utopia primitiva di Chambord: una prigione in “svastica”, piantata nel mezzo di un “deserto”.

Al termine della mostra, dopo il pezzo finale dedicato ai tre disegni originali di Leonardo da Vinci, un film eccezionale, realizzato per la mostra, mostrerà allo spettatore il progetto iniziale del castello, mai realizzato, sul quale pende il geniale progettista del vecchio Maestro, morto pochi mesi prima dell’inizio della costruzione……..

 

LA DIMENSIONE CONTEMPORANEA: LA CAMERA DA LETTO INCOMPIUTA

Sotto la direzione di Dominique Perrault

A questa dimensione patrimoniale si aggiunge un aspetto del tutto nuovo e lungimirante: la presentazione di 18 progetti provenienti dai laboratori di architettura delle più grandi università dei cinque continenti, per rispondere alla sfida di rilanciare l’utopia architettonica di Chambord oggi, 500 anni dopo.
All’avanguardia dell’innovazione tecnica, questi laboratori hanno avuto carta bianca per disegnare la loro visione di una Chambord reinventata. Tra utopia politica, sociale o ambientale: come possiamo immaginare la Chambord ideale del XXI secolo?

I laboratori coinvolti :
Barcellona, Spagna
Chicago, Stati Uniti d’America
Glasgow, Regno Unito
Houston, Stati Uniti d’America
Istanbul, Turchia
Città del Capo, Sudafrica
Los Angeles, Stati Uniti d’America
Melbourne, Australia
Città del Messico, Messico
Nancy, Francia
Parigi, Francia
Porto, Portogallo
Roma, Italia
Seoul, Corea del Sud
Sharjah, Emirati Arabi Uniti d’America
Tokyo, Giappone
Versailles, Francia
Vienna, Austria

Unendo rigore scientifico e immaginazione utopica, questa mostra intende mostrare come il patrimonio vivente possa ispirare la ricerca più innovativa di oggi, combinando armoniosamente la bellezza del patrimonio culturale e la tecnologia contemporanea.

3 dei 18 progetti proposti per le scuole di architettura di “Chambord inachevé”.

Crediti
©SCI-ARC. Southern California Institute of Architecture.
©ENSA Nancy
Università Nazionale di Seul

Patrocini e partner della mostra

Informazioni pratiche

Mostra “Chambord, 1519-2019: Utopia al lavoro”.
Dal 26 maggio al 1 settembre 2019
2° piano del Castello di Chambord
Accesso incluso con l’ingresso al castello e ai giardini alla francese
Gratuito per i bambini fino a 26 anni (cittadini dell’Unione Europea)
Scenografia: Agenzia Nathalie Crinière (Parigi)
Stazione di polizia: Dominique Perrault, Roland Schaer
Commissari associati: Yannick Mercoyrol, Virginie Berdal