Festival di Chambord

Quest’anno, per una volta, il Festival sarà “colorato” in Italia e utopico per riecheggiare il 500° anniversario del monumento e della mostra che sarà esposta in occasione del Festival: compositori italiani e riferimenti all’Italia incontreranno così utopie moderne e contemporanee, con particolare attenzione ai giovani e ad alcuni progetti fuori dai sentieri battuti. Un anno eccezionale, un programma eccezionale!

Questa nona edizione del Festival di Chambord, in questo anno in cui si celebra il 500° anniversario della costruzione del castello, ha dovuto adottare una colorazione particolare. Echeggiando la grande mostra “Chambord, 1519-2019: Utopia al lavoro”, presentata durante il Festival al secondo piano del castello, il programma onora così l’Italia, patria del genio di Leonardo, così decisivo per il Rinascimento francese, e l’utopia “inventata” da Thomas More nel 1516, che fa parte del contesto intellettuale del primo Cinquecento, sotto forma di città ideali e umanesimo, e la cui posterità continua fino ai giorni nostri. Tuttavia, nel 2019, come nelle precedenti edizioni, non si trattava più di limitare il programma proposto al Rinascimento, ma di collocarlo sempre in una diacronia, come il castello stesso, per celebrare questi 500 anni di repertorio antico fino alla musica contemporanea. Gli spettatori potranno così navigare, “con salti e salti” come la definì Montaigne, tra l’Italia di Leonardo, poi quella dei grandi compositori barocchi (Monteverdi e Scarlatti) aprendosi ai classici (Vivaldi), al grande repertorio (Puccini) e fino al contemporaneo (Gregoretti), in un viaggio mozzafiato attraverso cinque secoli di musica italiana! L’utopia, da parte sua, sarà rappresentata da un’opera eccezionale di Berlioz, immaginando, con Euphonia 2344, una città musicale utopica che sta andando male, ma anche con progetti singolari, affermando oggi la durata e l’attualità di questo pensiero: che si tratti di S. Groud e di V.Wagner che unisce musica e danza, professionisti e dilettanti, corpi virtuosi e non; Cairn o l’ensemble di Ausonia, che riunisce la musica barocca inglese e la riscrittura contemporanea, o Bach e il teatro Nō; Infine, quella di Jordi Savall che esalta l’amicizia tra i popoli, o la semplice presenza di giovani interpreti che rappresentano il futuro stesso della musica….. Ma questo doppio tema non vuole essere esclusivo, e ci piacerà anche ascoltare musica francese, Chopin o una “Schubertiade” perché, per il suo compleanno, non ci rifiutiamo nulla!

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